“E’ Africa… è casa!” Questo è il pensiero di Jessica e Luciana al ritorno dall’ultima missione sanitaria in Burkina. Le nostre dottoresse volontarie hanno avviato un nuovo progetto per la tutela della salute materno-infantile che parte da una dolorosa presa di coscienza nel nostro orfanotrofio di Yako: i nostri bimbi sono quasi tutti lì perché la loro mamma è morta di parto. Aiutare le donne desiderose di avere più ‘respiro’ tra una gravidanza e l’altra è quindi un modo di salvaguardare le loro vite, quelle dei loro bambini (a rischio senza latte materno), e un modo per potersi dedicare meglio alla crescita dei figli e alle attività lavorative. Ciò comporta anche un miglioramento dell’economia domestica, dato che sono proprio le donne in Africa le principali responsabili.
Il progetto è iniziato con la fase formativa e informativa riguardo l’inserimento di dispositivi intrauterini a circa 100 donne che hanno avuto almeno 1-2 figli e che vogliono procrastinare il tempo di una successiva gravidanza. E’ noto così il primo incontro con oltre 100 donne nella scuola del villaggio di Poedogo, in cui abbiamo spiegato loro, distribuendo ad ognuna un disegno dell’utero e del dispositivo, come funziona il metodo e soprattutto abbiamo lasciato che loro ci facessero domande sul funzionamento e sugli effetti a breve e lungo termine. Il riscontro è stato ottimo da parte di tutte.
In un secondo momento abbiamo incontrato una serie di autorità per ufficializzare il tutto, dal Direttore del Dipartimento del centro ministeriale per la salute della famiglia al Responsabile Regionale del ministero della salute ed infine il Responsabile del centro sanitario locale di Koubri, nella cui struttura verrà istituito un registro delle donne che tratteremo. Le risposte sono state positive: potremo contare sull’ausilio delle ostetriche del posto ed useremo i locali della struttura stessa.
In due settimane di duro lavoro hanno portato a casa un grande risultato, stanche ma soddisfatte, pronte a iniziare questa nuova avventura.